TWILIGHT IN THE ROUND

Coreografi e Compagnie Europee

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TWILIGHT IN THE ROUND

 

5° Annual Call for Artists

 

Coreografi e Compagnie Europee

 

DÉJÀ DONNÉ (Italia)
RAVE.L

Coreografie: Virginia Spallarossa
Regia: Gilles Toutevoix
Con: Vittoria Franchina
Creazione luci: Giacomo Gorini
Musica: Maurice Ravel
Costumi: Mirella Salvischiani

Produzione Déjà Donné con il sostegno di MiC e Regione Lombardia

Spettacolo selezionato alla NID Platform 2025

RAVE.L è lo spettacolo di uno spazio senza tempo. Un progetto cullato con passione dopo un lungo periodo di studio e di lavoro intorno a un allestimento non narrativo ma visionario, dinamico e strettamente legato al potere evocativo della musica di Ravel. Il Rave di Ravel incontra la danza che, tra volo e abisso, accorda evanescenza e inquietudine, alienazione e acume. La voce del corpo si affranca e si libera dal peso; il peso di dover dire spiegare e che permette il vivere sospeso tra umano e sovrumano. La danza e la musica tracciano la strada del viaggio fisico e mentale, come metafora di una vita ritmata da continui processi di ricerca e di liberazione attraverso percorsi di sovversione. Tattilità e prossemica costituiscono la base della riflessione e indagine coreografica attraverso una ricerca della percezione del movimento nel tempo e la sua memoria. La tessitura ritmica è affidata a una partitura coreografica che resiste alla rarefazione musicale e trova il suo senso nello stato profondo neurobiologico del flow. Un presente che resta presente, supera il tempo Kronos e vive in quello trascendente ed eterno, capace di far emergere la profondità delle cose nascoste nella loro superficie.

Camilla Esposito (Italia)
What’s Done Cannot Be Undone

Di e con Camilla Esposito
con il supporto di Kinesis CDC
Musiche: Franz Schubert, “Piano Trio No. 2 in E-flat major, D. 929: 2nd mv” e Ezio Bosso,”Air, On the First Star Of The Night”.

Un assolo coreografico ispirato alla figura di Lady Macbeth, donna ambiziosa e determinata che, spingendo il marito verso una catena di delitti per conquistare il potere, precipita

progressivamente nella follia e nel rimorso.

La coreografia indaga la trasformazione del personaggio attraverso un linguaggio fisico che alterna controllo e cedimento, precisione e perdita di equilibrio. Il corpo attraversa stati

opposti: forza, manipolazione, desiderio, fragilità. Il movimento nasce da tensioni trattenute, impulsi improvvisi e gesti reiterati che emergono come tracce della colpa.

Le mani diventano il simbolo centrale del lavoro: cercano di cancellare un sangue invisibile che continua a riaffiorare, trasformando il gesto in un’ossessione. La progressiva disgregazione del personaggio si manifesta in una danza sempre più instabile e vulnerabile.

Pensato per uno spazio scenico circolare e per la dimensione sospesa del tramonto, l’assolo crea una relazione ravvicinata con il pubblico, esponendo il corpo da ogni prospettiva e

trasformando la scena in un luogo di tensione continua.

Liberamente ispirato all’omonimo personaggio di William Shakespeare, il lavoro esplora tematiche profondamente attuali come l’ambizione, il rapporto tra potere e identità, la pressione sociale esercitata sul corpo femminile e il conflitto tra desiderio personale e responsabilità morale. Un’indagine sul prezzo delle proprie scelte e sull’impossibilità di sottrarsi alle loro conseguenze: what’s done cannot be undone.

Paolo Rizzo (Italia)
N O R | Otherworld

Interpreti: Paolo Rizzo, Tommaso Maragno
Coreografia: Paolo Rizzo
Assistente coreografico: Tommaso Maragno
Musica AA. VV.; mix by Paolo Rizzo

N O R | Otherworld prende forma dalla ricerca del sacro, affondando le sue radici nella più antica religione umana. Rappresenta una delle prime e più autentiche espressioni del desiderio umano di andare oltre l’esperienza sensibile, di interrogarsi su ciò che non è immediatamente visibile ma profondamente percepito.

È un culto che nasce dal bisogno primordiale di connessione con l’invisibile, con le forze della natura e con dimensioni altre dell’esistenza. La trance sciamanica è una soglia tra vita e morte, uno spazio liminale attraverso cui lo sciamano accede all’Oltremondo e mette in discussione la stabilità del reale.

N O R si configura come un’indagine sulla relazione di reciproca dipendenza tra le due dimensioni: lo sciamano cerca la visione, lo spirito cerca la carne. In questa tensione, le categorie si incrinano e si ridefiniscono continuamente. Ciò che è umano si apre all’alterità, mentre ciò che è immateriale tende verso l’incarnazione.

In questo senso, l’Oltremondo non viene inteso come un altrove distante o separato, ma come una dimensione che coesiste con l’umano, un riflesso che lo abita e lo trasforma. Ma come distinguere spirito e carne quando il confine tra loro è così flebile?

Mole’s (Italia)
It’s just a burning memory

Coreografia: Matilde Molendi e Giovanni Molendi
Danzano: Matilde Molendi e Giovanni Molendi

Una donna che un tempo ha vissuto appieno i ruggenti anni Venti torna ai ricordi di un amore passato da tempo. Un valzer intimo e tenero la lega a un amore nostalgico che è già finito, eppure continua a seguirla giorno e notte attraverso le tranquille stanze della sua solitudine.

Questo amore respira accanto a lei come un fantasma familiare, dolce e implacabile.

Ora estranea a una società progressista e accelerata che non la riconosce più, esiste ai suoi margini, sospesa tra presenza e scomparsa. Il ritmo del mondo la spinge verso l’instabilità, verso un fragile stato di resa inconscia, dove la resistenza svanisce.

Senza altro rifugio se non la memoria, sprofonda lentamente nei suoi ricordi, rivivendo frammenti di calore, giovinezza e desiderio.

Ogni giorno è consumata dal passato, dissolvendosi nei suoi echi, mentre il tempo la erode dall’interno, lasciando solo il ritmo di una danza scomparsa.

Viola Beneventano (Italia)
Camere

Regia: Vaga Project (Viola Beneventano e Arianna Guaglione)
Coreografia: Vaga Project
Scenografia: Artur Abolyanin
Musica: Artur Abolyanin

In un pre-tempo esistono due anime che si sono conosciute e incontrate, hanno percorso un tratto di vita assieme, si sono amate e sono state dolorosamente costrette a dividersi. nell’anima che ancora rimane, l’essere, brilla la luce della sua metà strappata, l’altro.

Ripercorrendo il percorso evolutivo della loro complicità amorosa, i due si riscoprono: imparano nuovamente a camminare, si incontrano per la prima volta, si annusano, si amano, si odiano e si spezzano.

Il tempo è finito, l’essere non può che compiangere l’altro che è già dipartito.

Camere è la modalità con cui i due protagonisti del racconto si sono vissuti durante la loro storia d’amore: un rapporto di contiguità, di appartenenza ma non di possesso, una solitudine scelta come tale, ma nello stesso tempo la volontà di avere un amante prediletto.

camere era il frutto più completo del loro amore, perché anche nella separatezza loro si appartenevano e continuavano ad amarsi.

Sentivano di vivere il contatto con il loro amante come sapendo intimamente che prima o poi si sarebbero lasciati; la separazione era una forza costruttiva della loro relazione, ne faceva parte assieme all’idea di attrazione, crescita e desiderio sessuale.

Una crepa spezza drasticamente la loro relazione, separandoli ma solo fisicamente. Thomas si ammalerà anni dopo, occasione per entrambi di rivedersi. leo, devastato da tutto quello che potevano vivere prima della definitiva dipartita dell’amante, si chiude in un silenzio serrato che lo porterà quasi al delirio Leo cammina immerso nel buio, illuminato solamente dal corpo luminoso che porta addosso. questa zavorra di luce cammina al

posto di thomas, ne ha le sembianze e la stessa andatura; l’unica differenza è che non ha più un corpo fisico, di lui rimane solo l’aura luminosa.

Leo fatica a muoversi, diviso tra il proprio movimento e la meccanicità con la quale deve riuscire a muovere la luce-thomas. La loro danza si divide tra fatica, amore, lotta, passione. Leo non capisce chi sia lo strumento luminoso che sta portando addosso, che muove con fatica, del quale è attratto ma anche respinto e picchiato. Poi capisce.

I segni dell’altro che porta attaccati al corpo sono un dono, un ricordo perenne di quello che sono stati insieme e lui ha il privilegio di portarlo sempre accorato a sé. Il suo procedere claudicante diventa una processione religiosa, una contemplazione che prende la forma di preghiera. si scopre un nuovo essere, impara nuovamente a camminare e a vivere nel mondo nella sua nuova pelle.

Tjaša Bucik (Slovenia)
Jumping Over the Skin

Regia e Coreografia: Tjaša Bucik e Anja Möderndorfer
Danzano: Tjaša Bucik e Anja Möderndorfer
Musica: Danijel Bogataj

Jumping Over the Skin è un rituale tradizionale dei minatori, che simboleggia un passaggio nel mondo sotterraneo. La Miniera di Mercurio di Idrija, dichiarata Patrimonio Mondiale dell’UNESCO, è rimasta in attività per quasi 500 anni ed è la seconda miniera di mercurio più grande del mondo. Nelle sue gallerie sotterranee, che raggiungono profondità fino a 400 metri, i minatori hanno lavorato tra il 1490 e il 1995. Durante il suo periodo di maggiore attività, vi erano impiegati oltre 1.000 minatori.

L’attività mineraria è una professione impegnativa e incerta, segnata dalle conseguenze del lavoro in condizioni insalubri. Allo stesso tempo, essa forniva una fonte di reddito, solidarietà, cameratismo e fiducia reciproca. Il nonno dell’autrice, suo padre e suo zio erano

minatori a Idrija. La performance di danza si basa sui racconti di suo nonno sulla professione mineraria, così come sulle esperienze dei suoi colleghi minatori e delle loro famiglie, condivise nelle conversazioni con il suo compagno Srečko. Frammenti di questi dialoghi costituiscono la struttura della performance, che esplora gli strati fisici e simbolici della miniera di mercurio — la sua storia, i ritmi e le tracce che essa lascia sul corpo e all’interno della comunità.

L’opera intreccia contrasti: l’oscurità delle gallerie e il calore della casa, il peso del lavoro e l’intimità della vita quotidiana, il mestiere minerario e l’arte del merletto.

Jumping Over the Skin è una raccolta di paesaggi emotivi e impronte corporee di un luogo plasmato dal suo passato industriale.

Attraverso il movimento, la performance riflette su come il patrimonio e la memoria modellino l’identità personale e collettiva.

Prezzo € 20,00 • INTERO (in prevendita)*
Prezzo € 18,00 • RIDOTTO 1 (in prevendita)* (Soci Unicoop Firenze, Chianti Banca, over 65, Allievi scuole di danza, Studenti under 26, Bambini 7 – 13 anni)

Bambini: gratuito fino a 6 anni non compiuti.
Disabili: biglietto ridotto e accompagnatore gratuito (posto preferenziale)

I visitatori del Museo di San Marco potranno accedere agli spettacoli del Festival con una tariffa ridotta presentando il biglietto d’ingresso al museo in cassa

*I prezzi indicati si intendono esclusi di diritti di prevendita e commissioni.

NB: Biglietti Acquistabili presso punti vendita e online

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